In bocca al lupo fratello

“Ciao. Ho bisogno di due euro. Devo completare quello che ho per mangiare”. Così si è avvicinato a noi con la borsa sulle spalle. Quasi senza salutarci. Ero col mio amico maliano uleyman, c’era anche Philippe, ragazzo della Liberia che incontravamo ogni tanto. Seduti in uno di questi ristoranti bengali/pakistani vicino alla stazione di Roma, Termini, per mangiare qualcosa. Termini è una zona molto particolare. Un non luogo. Un luogo di tutti e alla fine di nessuno. Vedi la polizia ovunque, i carabinieri. Sembra che si chiedano perché siano li e cosa ci fanno. Gli unici che sanno cosa ci fanno sono, forse, i viaggiatori. Quelli che aspettano il loro treno. Quelli che partono. Quelli che vengono. Attorno alla stazione trovi di tutto. L’immigrato clandestino. Il rifugiato in attesa del permesso di soggiorno. Il senza lavoro che non sa dove andare. Il pazzo. Il barbone. I viaggiatori. Gli accompagnatori dei viaggiatori. Le vecchie signore che sperano di trovare un ragazzo giovane africano da portare a casa. I travestiti. Le prostitute. Gli zingari che hanno capito che solo gli immigrati hanno ancora un po’ di sensibilità e sono disposti a dargli qualche moneta. E gente come me che, a volte, non sapendo dove andare si perde lì. Così. Sperando di trovare qualcosa. Sperando che succeda qualcosa. E non succede mai niente. Quasi mai niente. “Come ti chiami” gli ho chiesto. “Mi chiamo Ibrahim. Vengo dal campo. Non ho mangiato da stamattina. E ho solo tre euro nelle tasche”. Si vedeva ch’era molto giovane. Si vedeva che era di famiglia benestante. Dalla conversazione abbiamo saputo che il padre faceva il professore di liceo e la mamma insegnante. Si era laureato in topografia all’Università della Guinea Conakry. Poi un giorno, pazzia. Decise di partire. Il sogno dell’Occidente. “Sono giovane, laureato, non ho paura di niente. Spacco il mondo”. Con la difficoltà di avere il visto ha attraversato il deserto, la Libia, il mare, Lampedusa, adesso Roma. Molta dignità. Mi guardava negli occhi quando parlava. Teneva nelle mani un libro per imparare l’Italiano. Gli abbiamo offerto la cena. Gli ho lasciato il mio numero di telefono. “In bocca al lupo fratello. Spacca il mondo.”

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Cleophas Adrien Dioma